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Presentazione Fulco Pratesi - WWF Italia
Quando si parla di Abruzzo, in Italia e nel mondo, due sono le immagini più note e diffuse: le sue splendide montagne e, ancor più, il suo Parco Nazionale, il più antico d’Italia, regno di orsi, camosci e lupi. In seconda fila il Gran Sasso d’Italia, Gabriele D’Annunzio, la Fontana dalle 99 Cannelle, la Basilica di Santa Maria di Collemaggio e, più recentemente, lo spaventoso terremoto che ha devastato l’Aquilano.
Date le premesse, restando nel settore naturalistico-ornitologico, chiunque si attenderebbe, in una mostra che illustra la biodiversità degli uccelli d’Abruzzo, grandi foto di aquile reali, gracchi corallini, codirossoni, fringuelli alpini e altre classiche specie di volatili delle altitudini e delle rocce, dei pascoli cacuminali e delle faggete. Ma la Cogecstre e il suo prestigioso fondatore, Fernando Di Fabrizio, ci hanno abituato ormai alle sorprese. La prima sorpresa la ebbi più di trent’anni fa quando - arrivando a Penne per incontrare il fotografo ignoto che inviava le sue magnifiche foto alla rivista Pro Avibus che allora dirigevo - mi trovai davanti un giovanissimo appassionato (lo stesso Fernando che nel 1987 creò l’Oasi WWF Riserva Naturale del Lago di Penne). Così oggi, davanti alle immagini sensazionali della mostra, i visitatori avranno la sorpresa di conoscere un Abruzzo fatto non solo di montagne e foreste. L’Abruzzo, e i personaggi alati ripresi dall’obiettivo dei fotografi che qui espongono, si rivela infatti come un mosaico splendido e composito di ecosistemi diversi in cui quelli costieri, fluviali, palustri e rurali non sfigurano affatto nei confronti di quelli montani che nell’immaginario collettivo hanno finora rappresentato la Regione. Questo per quanto riguarda la struttura generale della mostra con riferimento agli ambienti diversi che fanno da sfondo ai vari soggetti. Anche se, per il fatto che la Cogecstre operi nell’ambito della Riserva del Lago di Penne, la parte del leone della mostra la fanno gli uccelli acquatici. Pur conoscendo l’abilità e la perizia dei fotografi dell’orbita Cogecstre a iniziare da Fernando, che ancora implume (parlo del 1975) mi recapitava foto di qualità inconsueta per quei tempi, per proseguire con gli altri naturalisti autori delle foto della mostra: Fabio Damiani, Alessandro Di Federico, Osvaldo Locasciulli, Francesca Mattavelli, Roberto Mazzagatti, Marco Messa, la cosa che più mi ha affascinato è la perfezione delle immagini. La loro location, gli sfondi e le rocce, le acque e i vegetali s integrano (commovente la foto del raro fringuello alpino accanto a un papavero bianco d’altitudine) con i comportamenti e gli atteggiamenti dei protagonisti in volo, in caccia, in parata nuziale, in accoppiamento, in competizione e sul nido. E mostrano tutte, un livello artistico inarrivabile.Stupisce ed entusiasma anche l’eccellenza tecnica delle riprese, un’eccellenza che a noi precursori - costretti negli anni ’60 dello scorso secolo ad usare, per illustrare le prime rivistine naturalistiche, esemplari in cattività o addirittura (orrore!) malamente imbalsamati - sembra semplicemente miracolosa. Con una dovizia di soggetti, rarissimi o comuni, ripresi nei più vari atteggiamenti, la mostra presenta un florilegio quasi completo dell’avifauna abruzzese. Un’avifauna in qualche caso addirittura in crescita, grazie soprattutto alla dovizia (inconsueta in altre Regioni) di aree protette che fanno definire l’Abruzzo, con la sua alta percentuale di territorio tutelato, la vera “regione dei parchi”.
E la mostra come questa che ho l’onore di presentare contribuirà ancor di più ad aumentare la conoscenza, conseguentemente l’amore per la natura e, corollario indispensabile, l’impegno a proteggerla. |